Un nonno e il suo nipotino vivevano in una baita di montagna. In questa baita isolata, allevavano mucche e pecore e producevano del gran buon formaggio che vendevano nei paesi vicini. La loro vita era semplice, scandita dagli orari della natura e degli animali, ed erano sempre felici.

Un giorno decisero di andare fin giù in valle per partecipare al gran mercato estivo: volevano vendere lì i loro formaggi e un po’ di lana delle loro pecore, per scambiare poi il vecchio asino con uno giovane pagando la differenza. Prepararono la mercanzia in un sacco che avrebbero attaccato all’asino.

Il giorno dopo si misero in cammino di primo mattino: per arrivare alla valle dovevano passare attraverso ben 3 paesi e se volevano arrivare in tempo per il mercato, dovevano camminare spediti. Si misero quindi sul sentiero di buon passo, a piedi accanto all’asino, a cui il nonno teneva le briglie. A loro piaceva camminare, non era il caso di stancare inutilmente il loro vecchio asino.

Erano allegri e spensierati, e la strada passava velocemente. Giunsero presto al primo villaggio dove incontrarono dei conoscenti che compravano i loro formaggi. Li salutarono cordialmente, ma passati oltre udirono che costoro ridevano di loro: “Guarda quei due stolti lì, hanno un asino, ma vanno in giro a piedi entrambi. Che Stupidi! Ahahaha!”. Il nonno guardò il nipotino e gli disse: “Ma si, han ragione: salta su tu, che sei più piccino. Al vecchio asino non peserai un gran ché.

Giunti al secondo villaggio, salutarono le persone che incontrarono in piazza al bar. Una volta passati udirono le seguenti parole: “Ma guarda tu! Che gioventù che c’è oggi! Quel ragazzino lascia che sia il vecchio nonno a camminare, quando lui è nel pieno delle forze! E quell’uomo, anziano, che si lascia mettere i piedi in testa, cosa insegnerà mai a quel ragazzino!

Udite queste parole, il nonno disse al ragazzino: “Lascia stare. Per favore, scendi dall’asino che salgo io in groppa, prima di entrare nel prossimo villaggio”. E così fecero, si scambiarono i posti. Arrivati nel terzo villaggio, incontrarono altre persone, che salutarono cordialmente. Anche in questo caso, una volta passati oltre, sentirono i commenti di scherno: “Ma pensa tu, quel vecchio grande grosso e vigoroso che lascia camminare quel bambino così piccolo e magro! Non si è mai vista una cosa di questo genere! Che vergogna!

Il nonno sospirò e disse al nipote: “Facciamo così, siamo quasi arrivati in valle. Saliamo su tutti e due in groppa all’asino per questi ultimi pochi chilometri …” .

Giunti in valle, incrociarono molta gente diretta al mercato; videro tutti gli occhi puntati addosso a loro e sentirono le seguenti parole: “Ma guarda tu! Che scempio! Quel povero vecchio asino avrà la schiena spezzata! In due in groppa a quella povera bestia! Non c’è rispetto per gli animali, non più, nemmeno tra i vecchi montanari.

(Finale ufficiale) A quel punto, il nonno disse al nipote: “Caro il mio bambino, lasciamo stare e continuiamo per la nostra strada senza più ascoltare alcuno, altrimenti finiremo noi per portarci in spalla questo vecchio asino fino al mercato!”. E così fecero: continuarono a cavalcare l’asino sino al mercato che era oramai in vista.

Questa è un’antica storiella, che parla dell’effetto che hanno le opinioni degli altri su di noi e di come, qualunque cosa si faccia, qualcuno avrà sempre da ridire al riguardo. Voglio riportarvi anche un finale alternativo.

(Finale alternativo) A quel punto il nonno e il bambino non ce la fanno più e si arrabbiano veramente. Scendono di un balzo dall’asino, afferrano i bastoni e i forconi dei passanti e cominciano a bastonare l’asino a morte gridando: “L’asino è nostro. Almeno dell’asino facciamo quel diavolo che ci pare!

Perché vi propongo questo finale alternativo un po’ “trash”? Perché di fatto è molto frequente mandare tutto all’aria come in questo caso, presi dall’ira generata dalle opinioni altrui. Difficilmente si riesce a rimanere impassibili e a raggiungere la saggezza dimostrata dal nonno nel primo finale. (Ringrazio per il finale alternativo il fumettista @Zerocalcare, che ha saputo disegnarlo divinamente in “Macerie Prime”, ndr)

Questo è un esempio di storytelling, ovvero dell’arte di raccontare storie per trasmettere insegnamenti. Una storia trasmette un insegnamento meglio di mille concetti astratti. I concetti si dimenticano, le storie sopravvivono ai secoli.

Potete trovare nel web diverse versioni di questa storia, che io ho riadattato per voi in una chiave più moderna. Si narra che la prima versione fosse un’antica favola della tradizione iraniana.

Nel coaching si insegna alle persone ad ascoltare le opinioni altrui, perché talvolta possono essere utili, ma a pensare sempre con la propria testa e a non farsi influenzare, né mentalmente né emotivamente. Le opinioni, in fondo, sono solo opinioni e ognuno possiede le proprie.

Io non sono Milanese di origine, ma ho apprezzato subito un proverbio locale che ho fatto mio molti anni fa, nel lontano 2003: “Cent co, cent crap; cent cu, dusent ciap, ma cent qualità de m…”. (Cento menti, cento teste; cento sederini, duecento chiappette, ma cento diversi tipi di … finitela voi la frase, grazie! ;-))

Se al nonno e al bambino piaceva camminare, dovevano continuare sin dal primo villaggio nel loro intento iniziale, d’altronde non stavano facendo niente di male. Dando retta alle persone che parlavano a sproposito, si sono creati problemi inutili .. e alla fine a pagarne le spese è stato solo il povero vecchio asino!

La vita insegna. Cercate buone storie e raccontatele. Una buona storia può salvare un sacco di vite.

Luisa Querci della Rovere

Life, Business & Career Coach ● Formatore e Consulente Aziendale

www.progettoschola.com

PS: se ti interessa imparare l’arte dello storytelling, noi di “Progetto Schola” possiamo aiutarti. Contattaci.