Se siete qui a leggere di autostima, argomento che suscita sempre molto interesse, è perché avete, o qualcuno attorno a voi ha – o temete che abbia –  un problema di autostima. O meglio siete in presenza di un problema di bassa autostima, perché chi “soffre” di alta autostima non avverte il fatto come un problema anche se questa condizione potrebbe in ogni caso essere una deformazione della propria immagine.

Innanzitutto voglio normalizzare il problema e ricondurlo ad una questione, ahinoi assai diffusa socialmente, conducente quasi sempre all’infelicità cronica e all’apatia.

Questa vita, oggigiorno, picchia duro ed è estremamente competitiva. Mal si adatta, lo stile di vita odierno, alle anime sensibili, creative, docili, gentili, altruiste, sognatrici, spiritualmente dotate.

Oggi si predilige osannare il modello vincente “squalo-barracuda-sanguinario”, dominatore della terra e dei mari, predatore antidiluviano senza pietà e rimorso alcuno, dotato di un fisico perfetto, almeno per ciò che concerne un barracuda sanguinario.

Oggi vige la mercificazione e la standardizzazione dell’essere umano. Ci vengono proposti in continuazione modelli di riferimento troppo elevati, quasi irraggiungibili … e dico quasi non per caso: ti lasciano l’illusione di raggiungerli acquistando, derubando o bramando di farlo.

E’ una vita fatta di stress estremo, di tempi ristretti e di alte performance. E una vita di isolazionismo sociale, benché si sia sempre immersi in un mare di folla strillante e sbraitante. E’ una vita di superficialità formativa, di mancanza di affiancamento umano. E’ una vita di individualismo sfrenato, che è cosa assai diversa dall’autoaffermazione individuale.

In questo contesto è ovvio che qualcosa faccia CRAK! E a fare CRAK!, è l’essere umano, trattato come un robot, come un automa e non come un individuo.

Sei fallito se: non sei capace di accoppiarti col migliore della classe, se non hai un lavoro pagato un bel tot, se non ti laurei, se non fai due master, se non hai una casa a due piani, se non hai un fido in banca, se non puoi permetterti un’automobile, se non hai amici fighi, se non hai il telefonino all’ultima moda, se non vai nei locali all’ultima moda.

E per te che sei un ribelle outsider? Bene! Presto pronta anche la tua medicina. Ci sono i locali in anche per chi sei out, e le persone cult da frequentare nell’universo dei divergenti, così come la diete all’’ultima moda assolutamente da seguire. E’ c’è un look cool giusto per te che sei contro ciò che per gli altri è giusto.

Se non stai dentro gli schemi, sei fuori, e la tua autostima si abbassa. E’ un meccanismo ancestrale, una logica da branco animale, in cui caschiamo ancora nel bel mezzo del  terzo millennio. Maschio alfa, femmina beta, elemento zeta. Elemento zeta, buono solo a far carbonella.

L’autostima non è un fattore congenito, genetico, ma una questione sociale. Ogni bambino nasce inconsapevole di cosa sia l’autostima e vive felice sino a quando non comprende questo concetto e comincia a compararsi agli altri suoi simili. In queste comparazioni, il povero cucciolo, prende per vere gran parte delle convinzioni materne e paterne, senza metterle in discussione minimamente, tanto è il suo amore per i suoi genitori.

Quindi, a mio avviso, i primi “colpevoli” di una bassa autostima vanno ricercati nell’ambiente famigliare. “Watson! , prendi la pila e andiamo a cercare!” … “Ma, Sir Sherlock, non dovremmo guardare anche ai fratelli e alle sorelle?” … “Certo Watson! Ho detto ambiente famigliare, non escludendo sorelle, fratelli, nonni, zii e cugini di primo grado … facciamo anche secondo, per star tranquilli.” . “Ok, capo, e poi dopo, come procediamo?” … “Lei cominci da qui, che poi se non trova niente me lo dice e procediamo, con l’asilo, le babysitter, la scuola, gli insegnanti, l’allenatore sportivo, i tutor, …”.

“OK, Sir. Ma adesso, io ho un caso, ad esempio, di una persona con una solida autostima fino ai vent’anni. Poi, una storia d’amore andata a male, l’ha catapultata in un limbo …” … “Certo, certo, Watson .. I partner che le persone si scelgono hanno un peso assai importante. Certe relazioni sentimentali possono veramente distruggere anche un’autostima granitica, ma indagherei sempre bene a monte … “

“E poi ho altri casi, in cui è stato l’ambiente di lavoro a determinare il tracollo … ho casi di mobbing, Sir, e di brutali esodi aziendali … “ … “però mi sfugge qualcosa Sir. A lei no?”

“Ha ragione Watson, stiamo andando alla ricerca di un colpevole e lo troviamo sempre, almeno apparentemente .. anzi, ne troviamo a bizzeffe, ma come spesso accade, l’assassino non è mai colui che si sospetta sia … ”

Già, perché il vero colpevole, in caso di bassa autostima, è la persona stessa. Vittima e assassino coincidono. In modo quasi del tutto inconsapevole la vittima si lascia “assassinare” ogni giorno dallo stesso concetto che ha di se. E la persona che ha accettato di credere ad una visione limitata di se, è la  stessa persona che ha accettato di essere umiliata, giudicata, catalogata, deprezzata, dissezionata, segregata, discriminata …

“Banale, Watson, banale!”. “Eh no, non così banale, Sir.”

Perché la vittima crede di essere esattamente ciò che pensa di essere e non il suo stesso carnefice. Potrebbe salvarsi la vita in ogni istante, se solo accettasse questa verità: che ella non è ciò che pensa di essere, ma molto di più.

L’articolo è tratto da un reading introduttivo ad un minicorso di 2 ore.

Autore: Dott.sa Luisa Querci della Rovere

Life, Business & Career Coach, Formatore e Consulente Aziendale

Presso Studio “Progetto Schola” tiene corsi sull’autostima (“Lezioni di Autostima”, modulo da 3 lezioni di 2,5 ore cad.), la comunicazione efficace, lo sviluppo della volontà e del processo decisionale, il riconoscimento e la gestione delle persone “tossiche” e manipolatorie.

Tutti i corsi di “Progetto Schola” possono essere esportati altrove. I nostri formatori sono disponibili a trasferte e a personalizzazione dei corsi.

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