“Il Flow” – di cui tanto si parla oggi –  è “quello stato che si avvicina più di qualsiasi altra cosa che possiamo concepire a ciò che di solito intendiamo per felicità.” La definizione è dello psicologo Mihaly Csikszentmihalyi (Flow: the Psycology of Optimal Experience 1990 & Finding the Flow: The Psycology of Engagement in Everyday Life 1997).

In inglese, il termine flow, vuol dire seguire il tempo o il ritmo in modo naturale. Molti identificano il flow con la resonance, cioè la capacità di risuonare al tempo con il mondo, di essere connessi e in pace con il tutto.

Possiamo dire che in uno stato di flow la persona è perfettamente attenta e concentrata, immersa in uno stato di ordine e silenzio, mossa da una profonda motivazione.  E’ assente ogni forma di ansia, frustrazione o disturbo.

E’ stato notato che nelle scuole Montessori i bambini sembrano essere in uno stato di Flow naturale, durante le ore di scuola, difficile da riscontrarsi in altre istituzioni scolastiche. Al ché mi sono domandata quali fossero le regole Montessori, così tanto citate.

In questo articolo voglio soffermarmi sulle regole circa l’attribuzione di compiti da svolgere, che combaciano sia negli studi di Csikszentmihalyi  che nelle attività Montessori, che io ritengo valide sia per bambini, ragazzi, ché per adulti. I compiti, attribuiti all’individuo,  per garantire il flow, devono rispettare le seguenti caratteristiche:

  • Devono esistere regole chiare e condivise. Se le regole non sono chiare: fine delle concentrazione, dell’ordine e della motivazione.
  • Il compito non deve essere open ended, ovvero senza chiari limiti e obiettivi. Lo spazio ben delimitato e i limiti d’azione – uso di risorse e materiali – evitano conflitti e creano confini ben precisi al proprio lavoro e alla propria autonomia.
  • Il compito deve fornire un feedback immediato su quanto lavoro si è fatto e quanto ne manca, mentre si sta cercando di raggiungere l’obiettivo.
  • Deve esistere un bilanciamento fra le difficoltà del compito e le capacità di chi lo esegue, perché se il lavoro è troppo facile, il bambino si annoia, mentre se è troppo difficile questi si sente frustrato ed entra in ansia. Invece, quando la difficoltà è ben bilanciata, il lavoro può innescare la concertazione che poi porta al Flow. Se il compito è adatto alle competenze e agli interessi del bambino, questi si concentra ed entra in Flow. La maestra o il maestro deve proporre un lavoro e poi osservare le risposte del bambino per verificare subito le risposte al compito: se troppo semplici, rende il compito più accattivante, mentre se troppo ardue, destina il bambino ad un compito più semplice. In questo modo il bambino è sempre nella sua area di “Sviluppo Prossimale Ideale”, in cui una frustrazione ottimale gli consente di concentrarsi ed apprendere.
  • La gratificazione deve derivare dall’esperienza stessa. Non è necessario conferire premi o ricompense, ma al termine del lavoro è sufficiente essere in grado di riconoscere immediatamente al bambino che ha svolto bene il suo compito.
  • Si deve essere liberi dalla tirannia del tempo. Rigidi limiti temporali possono distruggere la concentrazione di chiunque –  figuriamoci quella di un bambino! – per via dell’ansia di finire in tempo il lavoro. Ognuno ha i suoi tempi per portare a termine i compiti ben fatti: la normale scansione oraria scolastica impedisce questo e fa sentire alcun soggetti come incapaci, quando sarebbero bastati poche ore in più per dar loro il tempo di finire un compito con un risultato ancora migliore.

Ora, che voi abbiate letto questo articolo perché attirati dalla parola Flow o dalla parola Motessori, che siate insegnanti, genitori o dirigenti d’azienda, vi assicuro che queste 6 semplici regole, se ben applicate, producono migliori risultati che tante pressioni psicologiche o buonismi.

Io vi invito ad esaminarle nel dettaglio, queste regole, e a fare un’attenta riflessione: è così che si creano persone motivate e concentrate. E le cosiddette “mele marce”? Se esistono – ammesso che esistano – esisteranno sempre,  e le tratterete singolarmente senza far pagare questo scotto al resto del gruppo.

A mio avviso, ribadisco, le regole Montessori , valgono sia per i bambini quanto per gli adulti, perché in fondo non smettiamo mai veramente di essere bambini e, nel mondo aziendale quanto nella vita di tutti i giorni, ci troviamo sempre ad affrontare nuove sfide .

“Ma la vita picchia duro e non si può aspettare che le sfide siano commisurate alle proprie capacità!” dirà qualcuno di voi: certo che si, questo accade, ma dove possiamo scegliere, misuriamoci e facciamo misurare gli altri con sfide alla loro portata per ottenere il meglio da loro. Ne vale dell’autostima di tutti noi e del buon risultato delle nostre imprese umane, come singoli e come collettività..

Detto questo, in fondo a questo artiolo, vi consiglio un libro che altrimenti rischiereste di non vedere mai in uno scaffale di una libreria (io l’ho trovata in biblioteca, per pura casualità): “La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie” (Edito da Ed. Il leone verde –  autore: Mario Valle).

Grazie per l’attenzione.

Luisa Querci della Rovere

Life, Business & Career Coach ● Formatore ● Consulente Aziendale

Owner: Studio “Progetto Schola” Via D. Marzorati 2, Saronno (VA)

Web: www.progettoschola.com

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