Più semplice è, meglio è. Decalogo per farsi capire.

Semplicità, non vuol dire banalità. Semplicità, non significa povertà. Evitate di cercare forzatamente i virtuosismi lessicali.

Tutto questo se state scrivendo per un pubblico di esseri umani. Se invece vi rivolgete a degli zombie aziendali, allora adottate tutto il contrario di quanto previsto nel decalogo.

  1. Parole brevi. Rapido, anziché tempestivo; partire, anziché allontanarsi; uso, anziché utilizzo; tema, anziché tematica. Le parole brevi entrano meglio nella mente del lettore e rendono il testo più leggero, più ritmico, più fluido.
  2. Parole semplici, comuni, concrete. Meglio problemi, che problematiche; fare, anziché porre in essere; firmare in fondo, anziché in calce; pagare, anziché effettuare il versamento; soldi, anziché liquidi; realizzare o sviluppare, anziché implementare.
  3. Parole coerenti. Per esprimere lo stesso concetto, usare sempre le stessa parole; un congresso è sempre un congresso, non diventa poi simposio, convegno, workshop o meeting. Ai fini della chiarezza, ogni tanto possiamo dimenticare di dover utilizzare per forza il vocabolario dei sinonimi. Meglio rischiare una ripetizione che l’incomprensione.
  4. Periodi brevi e lineari. Ridurre la lunghezza dei periodi ne aumenta la comprensione; massimo 25 parole, e non più di due frasi, meglio coordinate che subordinate; sintassi essenziale: soggetto-verbo-oggetto- complemento oggetto (chi fa che cosa), altri complementi eventualmente (come e dove, ad es.).
  5. Linguaggio positivo/affermativo. Invece di affermare qualcosa, spesso neghiamo il suo contrario (non va dimenticato che … ), magari per attenuare il giudizio, ma così facendo portiamo l’attenzione del lettore proprio dove non vogliamo che vada. E’ decisamente preferibile di gran lunga la formula va ricordato che.
  6. Modi e tempi verbali semplici. Il congiuntivo e il condizionale sono eleganti, esprimono sfumature e desideri, ma l’indicativo è il modo migliore per farsi capire. “Qualora l’interessato non rispettasse le regole sarebbe soggetto a espulsione dalla competizione”; molto più chiaro: “Chi non rispetta le regole viene espulso dalla gara.”. Tra i tempi, meglio limitarsi a presente, passato prossimo, imperfetto futuro semplice.
  7. Verbi in forma attiva. E’ più chiara e incisiva di quella passiva, che è più difficile perché mette in secondo piano il soggetto:

– Quando la vostra conferma sarà ricevuta, la spedizione del materiale verrà effettuata; meglio : – Spediremo i materiali quando riceveremo la vostra conferma.

Priva di energia – a volte volontariamente – la formula impersonale: “Si comunica … si consiglia … si segnala …”

  1. Usare i verbi, non le nominalizzazioni. La nominalizzazione si compie quando si volge un verbo in sostantivo. Il sostantivo è statico (so-sta, appunto) , il verbo invece è dinamico. Se dici costruire, vedi il muratore, la malta, i mattoni e il muro. Se dici effettuare la costruzione, spegni il verbo, e ti serve un altro per tenere in piedi la frase. Quella di scrivere effettuare un cambiamento, anziché cambiare, o prendere una decisione anziché decidere, è una grande tentazione, ma il lettore può confondersi.
  2. Scrivere per punti. Se devi presentare una serie di valori, meglio scandirla in un elenco:
  • a trattini o a punti, per dare pari importanza a tutti i valori;
  • a lettere alfabetiche, per esprimere una priorità;
  • a numeri, per una priorità ancora più marcata.
  1. Limitare sigle, parole straniere, maiuscole, luoghi comuni. In un contesto omogeneo, un’espressione gergale o una sigla sono utili. Nei giornali, per esempio, “ndr” è una sigla chiara a tutti (nota della redazione). Così come “odg” (ordine del giorno) in gruppi di lavoro aziendali . Ma con un pubblico più ampio, queste sigle possono indurre in equivoci o totali incomprensioni. Sigle come AD, KM, FYI, MBA, MBO, WBT, NDT non significano nulla per la maggior parte delle persone. Meglio usare la versione estesa, possibilmente traducendola in italiano.

Usate parole italiane, dove possibile. C’è ben poca differenza tra performance e prestazione, tra background ed esperienza, tra skills e competenze … Evitate gli inglesismi per darvi un tono o per fare bella figura. La nostra lingua è bellissima e armoniosa: usatela bene e  sarete apprezzati.

E poi, il Presidente, il Direttore, il Cliente, l’Azienda, il Prodotto .. tutte quelle maiuscole stancano. E poi non se ne può più di leggere: il netto rifiuto, il male incurabile, lo stretto riserbo, l’operazione su vasta scala, il tragico bilancio, l’intervento delle forze dell’ordine … sono espressioni logore, usate in continuazione dai telegiornali, che asfissiano il lettore.

Ultimi consigli.

Dopo aver scritto,  rileggete a voce alta il testo: vi aiuterà ad individuare le eventuali stonature, ovvero ripetizioni, rime involontarie, errori grammaticali, ripetizioni o passaggi contorti. Se potete, leggete il vostro testo “all’uomo della strada”, ovvero una persona qualsiasi, che non sia del vostro settore (un famigliare, ad esempio): se è comprensibile a  lui, sarà comprensibile a tutti.

Evitate di abusare con parentesi e trattini per includere sottofrasi, talvolta superflue, che appesantiscono una frase altrimenti lineare. Se il concetto che volete esprimere è essenziale, dategli la sua giusta importanza dedicandogli una frase a se stante.

Abbiate un occhio di riguardo all’ortografia. Apostrofi, accenti, punteggiatura e segni vari sono importanti: il modo corretto di scrivere una lingua non è solo formalismo, è qualità ed è una forma di rispetto per il lettore.

Buona comunicazione a tutti. Scrivere bene è un’arte, che va appresa e coltivata costantemente.

Luisa Querci della Rovere

Life, Business & Career Coach – Formatore e Consulente Aziendale

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La Dott.sa Luisa Querci della Rovere eroga corsi individuali e di gruppo in materia di:  comunicazione efficace, storytelling, scrittura creativa e scrittura efficace.

 

Decalogo tratto e riadattato da: “Acrobati di parole” di Alessandro Lucchini (Ed. Centopagine)